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L'AltroFestival

 IX edizione

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HAns L. Hirsch

L'Af-fama-tta

Quintetto d'archi e voce recitante

 Accanto a Franz - - -

 

Tradimento – Traduzione – Tradizione o gli spazi della musica

   Comporre – Scomporre – Ricomporre o “lasciar comporre"

 

Nel lontano (?) 1991 esce nei paesi di lingua tedesca il poderoso volume: Franz Schubert und seine Zeit. L'autore: Peter Guelke, rinomato direttore d'orchestra e musicologo.

 

Il lungo motto del libro, Guelke lo sceglie per contrastarlo? La risposta oscilla fra il sì e il no. In ogni modo: Alexander Berrsche, uno stimato critico musicale del Novecento merita di essere ricordato. Traduco:" Mi domando seriamente se sia possibile di scandagliare con attento ed empatico spirito critico tutta la ricchezza di un’opera d'arte mediante tentativi di astrazioni descrittivi? Verbalizzare significa semplificare, omettere, trovare il filo d'Arianna fra coerenze ed incoerenze, di recepire non solo in superficie la grandezza unica ed enigmatica, di rimaner sordi di fronte all'incommensurabilità o, peggio ancora, di voler rendere l'incommensurabile commensurabile? Provate un tale accesso a Schubert!" E Guelke ci ha provato.

 

Ovviamente ho voluto ristudiare le pagine relative al Quintetto per due violini,viola e due violoncelli. Mi sembra di capire che Guelke cerchi di dar torto all'autore del suo motto "analogico" dandogli una risposta "digitale". In altre parole: un’analisi dettagliata cede il posto ad un’analisi "atomizzata". Un procedimento legittimo che

probabilmente può essere supportato dai relativi programmi di intelligenza artificiale e i suoi algoritmi ideati come indicatori d’orientamento nelle reti neuronali.

 

Dubito che il mio lavoro, servendosi dello stesso organico, reggesse un esame decostruttivo di questo taglio. Per un motivo molto semplice: la mia intelligenzaè solo strumentale e artigianale. E su questo piano ho cercato di non tradire la cosiddetta "tradizione" insegnatami dai Maestri Hindemith, Genzmer e Petrassi.

 

Dietro a loro la lunghissima ombra di Gustav Mahler.

(H.-L. de La Grange: “è stato accusato di essere “banale” a causa della natura eterogenea del suo materiale melodico e “sentimentale” a causa della sua espressività, che si pensava fosse autoindulgente. Oggi, il suo utilizzo di materiale folk stilizzato sembra essere uno degli aspetti più originali e lungimiranti del suo stile.)

 

Entro nei dettagli. Sono cresciuto con la musica austro-bavarese e questa storicarampa di decollo mi ha portato allo studio delle tradizioni est-europee e mediterranee con le sue estese ricerche, le sue collezioni, i suoi interpreti e i suoi maestri.,Oltre ai nomi conosciuti di Bela Bartok e Zoltan Kodaly vorrei menzionare il greco Nikos Skalkottas, che, dopo aver studiato con Schoenberg, ci ha lasciato una quarantina di splendide danze sinfoniche elaborando e sviluppando canti del suo popolo. Un atto identitario aperto e destinato al mondo.

 

Quanto alla Sicilia mi sono imbattuto su Alfredo Casella e le sue azzeccatissime musiche per il balletto "La Giara" secondo la esilarante farsa di Luigi Pirandello.

Leggendo il suo romanzo “Marta Ayala - L'esclusa" ho notato con non poca sorpresa più convergenze che divergenze con l'autobiografia (parziale) della scrittrice bavarese Lena Christ, “La Superflua”, morta cento anni fa. Due destini femminili: il siciliano "verista", il bavarese "vero".

 

Campagna - città - amori - delusioni. Nella brechtiana "giungla" tutto si moltiplica. Feste, lutti, parate, processioni, sfruttamenti e sfruttatori: tutto si mescola: la piccola e la ricca borghesia, nobili, militari, preti, artigiani, operai, mendicanti e rivoluzionari creano la variopinta sfera sonora di una società che dimentica la pietas. Non le campane. Solenni concerti per Santi, osannati e santificati, campanelli striminziti per braccianti, i senzatetto, i mutilati di guerra, gli emarginati.

 

A Palermo o a Monaco. In tutte e due le città donne che lottano: Marta, la siciliana, di carta, che (“così è se vi pare”) vince, Lena, la bavarese, di carne ed ossa, perde. Due vite, un’unica fonte di ispirazione partecipativa, di idee musicali con tendenza all'autonomia.

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